
Amici di una vita. Hisham Matar
«Se esiste un linguaggio dell’esilio, Amici di una vita lo incarna: elegante e doloroso, compassionevole e coraggioso.

«Se esiste un linguaggio dell’esilio, Amici di una vita lo incarna: elegante e doloroso, compassionevole e coraggioso.

«Finché possiamo immaginare, siamo liberi» ha detto David Grossman

Cnsiderato un best seller dal “The New York Times” e inserito nella lista dei migliori libri del 2024 per il “The New York Times Book Review”

Cronaca di un’immensa tragedia, e preziosa fotografia di vita quotidiana nella Striscia di Gaza dilaniata dalle bombe

Mi ha accompagnato a Belfast, Derry, Auschwitz, Sarajevo, Kiev, Chernobyl, Gerusalemme, Hebron, Betlemme, Srebrenica. L’ho ritrovato in Kosovo, a Cipro, in Sudafrica. Era immobile a Tijuana, San Diego, Hiroshima. Un pò arrugginito a Belgrado, Bilbao, Bucarest, Beirut. E sono certo che lo ritroverò ancora…

Il gelso come simbolo di resistenza ad un’occupazione brutale

Avevo l’illusione che niente si muovesse, che tutto sarebbe sempre tornato uguale all’infinito. Niente, mai, ci avrebbe ferito: le piante, la terra, le vacche, le capre, i cani, generando discendenza e morendo, avrebbero lasciato noi intatti. Noi salvi, per sempre.

«Almeno in questo momento della nostra storia, ‘testimoniare’ è una parola più ardente di ‘vivere’. Si può vivere una vita restando spettatori. Testimoniare, come testimoni e come martiri, significa essere protagonisti del nostro destino. Sono queste le parole che voglio trasmettere, dopo aver camminato nel sangue, a chi verrà dopo di noi. A chi, nel turbinio della nostra storia, ci cercherà. Ammesso che ci cerchi.»

“Tutta la vita di Adelaida è una opposizione con fascino, dolcezza, amore alle durezza delle dittature, ne sfugge a tre, vincendole”