REPORTAGE

Belgrado, otto vite per una città

I ragazzi fotografavano ogni angolo. Noi adulti, forse inconsapevolmente, cercavamo invece di fotografare il tempo. Ogni tanto li osservavo mentre ridevano per qualcosa che non riuscivo nemmeno a capire. Pensavo che quella leggerezza fosse un bene prezioso, da proteggere più di qualsiasi monumento.

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MAU: il prato che diventa tempio nella notte della tribù senza tempo

Quel prato, che una volta era spazio dell’infanzia o della giovinezza, continua a essere sede del sogno. Cambiano i volti, cambiano i suoni, ma resta quella convergenza fragile tra musica e comunità, tra euforia e consapevolezza, tutti dietro a un maledetto pallone. Una soglia dove la presa di coscienza non è separata dall’istinto, ma gli cammina accanto.

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